Il Brasile è la patria del Futebol Bailado, dei grandi attaccanti e dell’Alegria. Se finisci a fare il portiere lì, i motivi possono essere due: o sei assolutamente inadatto ad avere un pallone tra i piedi, oppure hai una vocazione speciale. Stare tra i pali in Brasile è come chiudersi in un monastero. Fuori dalla tua area piccola imperversano finte, colpi di tacco e giocate di classe, mentre tu sai di dover stare fermo, in solitudine, senza nemmeno un difensore a farti compagnia. Vivi nella consapevolezza che il pubblico si accorgerà di te solo quando, inevitabilmente, dovrai raccogliere il pallone dal sacco.

Tutto questo sarebbe la norma, ma se hai la fortuna di essere un fenomeno puoi ribaltare lo status quo, e se ti chiami Julio Cesar sai già di essere destinato a grandi cose. A dirla tutta è anche partito piano Julione, arrivato in sordina e parcheggiato al Chievo per qualche mese. Un ambientamento necessario, così come l’iniziale alternanza tra i pali con il totem Toldo. Qualche errorino, alcuni dettagli da limare, e da lì in poi una cavalcata incredibile. Ben presto diventa titolare inamovibile, e con Buffon e Casillas si conferma come uno dei migliori portieri al Mondo. Mica male, per uno arrivato dalla patria delle punte. Impossibile non entrare anche nei cuori dei tifosi, grazie a parate spesso ai limiti dei riflessi umani, sorrisi a trentadue denti e una sensibilità rara da vedere nel calcio.

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Le lacrime versate il giorno che li ha salutati rimarranno sempre nella memoria degli interisti, così come sarà per loro impossibile dimenticare la sua parata più bella. Nella notte di Barcellona infuriava la tempesta nell’area nerazzurra, e ai blaugrana serviva un gol per riaprire il discorso qualificazione. La squadra di Mou, in 10, sembrava sempre a un passo dal capitolare. Specie quando a quel folletto di Leo Messi riuscì il colpo preferito: dribbling smarcante e sinistro a giro all’angolino. Sembrava fatta, sembrava già dentro, ma la manona di Julio arrivò anche su quel pallone, spedendolo fuori.

Una parata magnifica, possibile da fare solo se si è un fenomeno o si ha una vocazione speciale.

Oppure tutte e due, come Julio Cesar.

Simone Viscardi

@simojack89

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