Li vedi tutti i giorni, sono lì di fianco a te. Sono al bar la mattina presto, e tra un caffè e uno sguardo alla Gazza riescono sempre a trovare il modo di punzecchiare. Per anni li hai sentiti tutti i santi lunedì – prima a scuola, poi al lavoro – recitare la litania dei GullitVanBastenSacchiCapello, e qualche tempo dopo quella degli ShevaPippoPirloCarletto. Non sono cattivi, solo un po’ boriosi, avranno preso dal loro Presidente. A volte ti verrebbe da odiarli ma finisci col volere loro bene. Del resto, con i cugini si fa così, no? Sono i milanisti, e volenti o meno tocca conviverci tutti i giorni.

Se sei di Milano, poi, il Derby è davvero una partita diversa da tutte le altre. Certo, la capillarità del calcio ha sdoganato il tifo nerazzurro (o rossonero) ben al di là della cinta dei Bastioni, ma fuori dalla città di Manzoni la sfida più sentita è spesso e volentieri quella con la Juve. Troppo forte l’egemonia della Vecchia Signora sui calciofili del Belpaese per non trovare in Lei il nemico. A Milano non è così, Milano resiste. Verissimo, anche all’ombra della Madonnina gli Agnelli hanno fatto parecchi proseliti, ma la vera Partita è tra il Diavolo e il Biscione.

Sentita, sicuramente, ma lontana dagli eccessi di Roma o di altre metropoli europee. Lo spettacolo dei tifosi bardati dalle bandiere delle proprie squadre che sciamano da piazzale Lotto verso San Siro fianco a fianco è unico nel suo genere. Io vado alla Nord, tu alla Sud, ci becchiamo dopo. Se avrò vinto io ti aspetta un ritorno da incubo, se l’avrete spuntata voi la metropolitana mi sembrerà un traguardo lontanissimo. Una tradizione che nemmeno l’arrivo della Lilla a ridosso dello stadio potrà scalfire.

APPROFONDIMENTI  Lo stadio di proprietà, un modello (finalmente) seguito

Il Derby è dividersi il Duomo. A Madrid hanno due stadi e due piazze differenti per celebrare la vittoria. A Milano lo stadio – per ora – è uno, e Vittorio Emanuele in sella al cavallo ha visto ai suoi piedi un’alternanza di colori che festeggiavano da far girare la testa.

Il Derby è Nicolino Berti che li zittisce e poi li prende in giro; è il Cholo che dribbla Rossi e la mette da posizione impossibile, è Zanetti che pareggia allo scadere e poi bacia la maglia. Sono anche ricordi dolorosi, come la serata maledetta che ci ha perseguitato per anni, fino all’arrivo del Vate di Setùbal e a quel 4-0 apripista di una stagione leggendaria. Non c’entrerà molto con i Derby – almeno, non con quelli giocati – ma non farli dormire a colpi di clacson nella notte del Triplete è stata una vendetta dolcissima.

Dopodomani ci sarà il primo Derby della stagione. Sarà dall’altra parte del mondo, e conterà meno del due di picche, ma una cosa in ogni caso è certa.

Comunque vada, ci vediamo lunedì al bar.

Simone Viscardi

@simojack89

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