Tre partite e altrettante sconfitte, nessun gol all’attivo e ben 5 reti sul groppone. L’Inter torna dalla Tournèe cinese con poche soddisfazioni sportive e qualche punto interrogativo. Non tanto sul gioco, da Mancini in giù non molti interisti saranno preoccupati dal risultato di qualche amichevole estiva, quanto sull’utilità di questa trasferta intercontinentale. Ne avevamo parlato qualche giorno fa – in tempi non sospetti – alla vigilia dei tre incontri. L’International Champions Cup rischiava di essere un boomerang, e il suo svolgimento lo ha dimostrato.

Si era parlato del discorso economico, con i 3 milioni (circa) incassati per giocare in estremo oriente che rappresentano un bel gruzzoletto, sì, ma non una cifra così trascendentale.  È in prospettiva che andavano viste le cose: andare in Cina, esportare il proprio marchio, presenziare a qualche evento ufficiale con tifosi e sponsor e poi scendere in campo. Tutte strategie per accrescere il seguito di fan nerazzurri dagli occhi a mandorla.

Dal punto di vista del Marketing sarà anche stato un successo, ma se poi le apparizioni pubbliche non vengono supportate dai risultati è difficile che i cinesi si innamorino di te. Perdere con Bayern e Real Madrid ci sta anche, ma senza toccare palla e facendo la figura dello Sparring Partner è difficile rimanere negli occhi – e nel cuore – della gente. Il vero problema, però, è stato il Delby col Milan. I rossoneri erano i veri competitor di questa settimana, sia in campo – saranno gioco forza gli unici avversari “affrontabili” in stagione – che nei negozi di articoli sportivi. Cosa sarà rimasta più impressa nella memoria del pubblico, specie quello giovanissimo, allo stadio: la buona prestazione dei ragazzini di Mancini o la rete da Paese delle Meraviglie di quel vecchio volpone di Mexes?

APPROFONDIMENTI  Inter, andare in Cina serve realmente a qualcosa?

Un boomerang, appunto. Conciliare le esigenze della preparazione atletica – impossibile schierare i Top in 3 partite così ravvicinate – con quelle del merchandising è francamente utopistico, e non lo si scopre certo ora. Adesso si torna in Europa, con qualche amichevole “normale” contro avversari comunque prestigiosi (Galatasaray, Aek Atene, Athletic Bilbao).

Un mesetto per smaltire le tossine e chiarire i dubbi, ma soprattutto per pensare solo al calcio.

Che è meglio.

Simone Viscardi

@simojack89

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