Una maledizione lunga 20 anni. Un errore, quello fatto dalla dirigenza interista, che si è ripercosso sui suoi autori per due interminabili decadi, e che ancora non vede all’orizzonte una soluzione. In molti ci hanno provato, ma quasi nessuno è stato un degno sostituto. Roba da far pensare che forse era meglio rompere uno specchio. Di cosa si sta parlando? Del ruolo di terzino sinistro, e di una carestia cominciata con la cessione di un certo Roberto Carlos.

DINAMITE – Tutto inizia nell’estate del 1995. Milano – sponda nerazzurra – è in fermento per il primo calciomercato condotto dal nuovo presidente, Massimo Moratti. Il petroliere, figlio d’arte, lascia ben intendere le proprie intenzioni, facendo man bassa di giocatori dal sicuro valore. Arrivano Ganz, Paul Ince, Fresi e Benny Carbone. Dall’Argentina, poi, viene acquistato il fenomeno Rambert, e insieme a lui approda alla Pinetina un ragazzino imberbe di nome Javier Zanetti. Dal Brasile, però, arriva il colpo più suggestivo. Con 10 miliardi Moratti fa suo l’esterno del Palmeiras Roberto Carlos. Tanti storcono il naso alla vista del terzino sudamericano, alto – si fa per dire – solo 168 cm, compressi in un fisico inadatto per molti al ruolo. Già, sicuramente non un corazziere, ma non avevano visto i cannoni che la natura gli aveva consegnato al posto delle gambe. Gol al debutto col Vicenza (con la specialità della casa, la punizione) e repliche con Parma e Torino, utili a spazzare via subito le critiche degli scettici. L’Inter ha un fenomeno, un terzino-attaccante a tutto campo, come non se ne vedeva dai tempi di Facchetti.

FOLLIA INGLESE – La stagione nerazzurra è però un calvario. La cocente eliminazione dalla Coppa Uefa per mano del Lugano, e i balbettamenti in campionato, portano Moratti a cambiare ben due volte l’allenatore. Ottavio Bianchi cede il posto alla leggenda Luis Suarez, e dopo il breve  interregno dello spagnolo ecco arrivare l’inglese Roy Hodgson. I modi eleganti e la personalità del britannico convincono il presidente, che lo conferma anche per la stagione 1996/97. Mister Roy ha un solo cruccio, che riguarda proprio Roberto Carlos. Il ragazzo è forte, sì, ma è troppo indisciplinato per fare il terzino nella “sua” squadra. Meglio Alessandro Pistone, giovanotto anche lui ma più portato per italica vocazione a difendere. Del resto a fare gol ci devono pensare gli attaccanti, mica i difensori.

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LA MALEDIZIONE – La fine della storia – e l’inizio dell’incubo – è presto detta. Roberto Carlos viene ceduto al Real Madrid per 7 miliardi (3 in meno di quelli spesi l’anno prima), e con la Camiseta Blanca vincerà qualcosa come 4 campionati, 3 Champions League e 2 Intercontinentali, oltre al Mondiale 2002 che lo consacrerà come uno dei migliori terzini del globo terracqueo. Pistone dopo un anno Horribilis verrà ceduto al Newcastle, e si costruirà un’onesta, quanto anonima, carriera in Premier League. E l’Inter? I nerazzurri vagheranno per 20 anni alla ricerca di un terzino sinistro, allestendo una galleria degli orrori contenente gente come Brechet, Wome, Georgatos, Macellari e Coco. L’apice è stato toccato con l’arrivo dello slovacco Gresko, che in un pomeriggio di inizio maggio è stato capace di fare più danni di una bufera di grandine.

Era il 2002, 6 anni dall’inizio della maledizione, e questo può far rassegnare gli interisti.

Nemmeno uno specchio rotto avrebbe evitato la Sciagura Vratislav.

Simone Viscardi

@simojack89

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