Max Pezzali si sbagliava, non si può uccidere l’Uomo Ragno. Può prendere botte o fare errori, sbandare e sembrare a un passo dal baratro, ma il nostro eroe alla fine ne uscirà sempre in piedi. Walter Zenga è così, e lo sta dimostrando anche adesso che indossa la tuta da allenatore e non i guanti da portiere, e che la mattina ha smesso – da tempo – di pettinarsi. Prendersi le colpe è il destino di un uomo vero, di uno che la faccia la mette sempre, e che le mani avanti le ha utilizzate nella vita solo per gettarsi ai piedi di un attaccante involato a rete.

Una vita tra i pali, una vita all’Inter. Da ragazzo, la porta di San Siro era abituato a vederla dall’altro lato della rete, appollaiato come tanti altri in Curva Nord, ogni maledetta domenica. Ha dovuto smettere per qualche anno, girando  per l’Italia in prestito prima di tornare alla casa Madre. A 22 anni, Walter aveva già coronato il sogno di una vita. Essere il portiere dell’Inter, indossare il numero 1 visto così tante volte – dall’alto – sulle spalle di Bordon, guidare dal campo la moltitudine di amici lasciata a cantare sugli spalti. Sarebbe potuto diventare uno dei tanti di passaggio, schiacciato dalla giovane età e da una pressione psicologica enorme. Invece, il destino di un uomo vero – o di un Uomo Ragno – è quello di essere una leggenda.

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Quasi 500 presenze con la maglia del suo cuore, uno scudetto vinto a suon di record e un paio di Coppe Uefa, primi titoli europei dell’Inter dai tempi dello squadrone di Herrera. Parate ai limiti delle capacità umane, anche perchè fatte in un’epoca dove nello stivale imperversava gente come Maradona, Careca, Platini, Gullit e Van Basten. Due soli i crucci di una vita irripetibile: il Mondiale 1990  (sfuggito anche a causa di un’uscita maldestra sull’argentino Caniggia) e la panchina dell’Inter, tante volte sfiorata ma mai raggiunta.

Sono rari i casi in cui un tecnico dichiari amore eterno ad una squadra che non è quella che sta guidando, e che ammetta come abbia sperato a lungo di poter tornare a sedersi tutte le domeniche a San Siro, ma da una posizione molto privilegiata. Ormai sembrerebbe tardi – come ha lui stesso dichiarato – per vedere questo sogno realizzato.

Il tempo passa per tutti, nessuno indietro lo riporterà, neppure Walter Zenga.

E almeno su questo, purtroppo, Max Pezzali aveva ragione.

Simone Viscardi

@simojack89

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