Lo svizzero non si tocca

Inter, non fare passi falsi. La rivoluzione manciniana sta portando in dote una rosa rinnovata, finalmente competitiva ai massimi livelli. L’obiettivo più realistico? Il terzo posto, fondamentale per tornare in Champions League. Il problema? Non ci sono soldi e lo spettro del FPF incombe. La soluzione? Autofinanziarsi, ricavando i fondi per i nuovi acquisti dalle cessioni. Nel valzer di difensori, mediani e attaccanti, potrebbe rientrare anche Xherdan Shaqiri, sbarcato a Milano nel corso dell’ultimo mercato invernale. Il talento svizzero potrebbe essere sacrificato sull’altare della patria nerazzurra. Sarebbe un errore. Quelli che seguono sono i cinque motivi per cui non dovrebbe essere ceduto. Solo cinque? Sarebbero potuti essere molti di più.

1. SEI MESI? SOLO SEI MESI? – 1187 minuti giocati, 20 presenze e 3 gol , distribuiti tra campionato, Europa League e Coppa Italia. Poca roba per uno come lui, ma un periodo di ambientamento è normale per un qualunque giocatore in arrivo dall’estero. Normalissimo. Bocciare un potenziale craque come Shaqiri dopo sei mesi sarebbe una follia. La storia del calcio italiano è ricca di talenti esplosi dopo un primo periodo difficile (Platini, Pastore e Dybala, giusto per citare tre casi eclatanti): perché non aspettarlo? 

2. LA CARTA D’IDENTITÀ – Esperienza a livello europeo, talento da vendere ed una carta d’identità invidiabile. Shaqiri ha 24 anni, è uno dei profili più interessanti del panorama europeo under 25, ha dimostrato di avere personalità, una mentalità da vincente e di essere in grado di reggere le pressioni di un ambiente difficile come quello interista. La domanda si ripropone: che senso avrebbe non puntare su uno così?

3. VALORIZZARE L’INVESTIMENTO – A detta di tutti, l’operazione conclusa nel gennaio scorso per acquisire il suo cartellino è stato un capolavoro di mercato. Diciotto milioni di euro per un giocatore che fino a pochi mesi ne valeva almeno 7 in più, rappresentano un investimento perfetto. Perché vanificarlo? La quotazione non è cresciuta (potrebbe essersi addirittura abbassata) e sarebbe impossibile trovare un investitore in grado di mettere sul piatto una cifra più interessante. Potrebbe essere rivenduto a 18 milioni. Dopo sei mesi. Dopo non aver avuto ancora le possibilità per dimostrare quanto vale realmente. Che senso avrebbe? Se Shaqiri dimostrerà di essere Shaqiri, tra due anni varrà più di trenta milioni.

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4. UN UOMO BUONO PER TUTTE LE VARIABILI TATTICHE – Sostituirlo sarebbe difficile. Trovare un trequartista con le sue caratteristiche sarebbe complicato (forse Salah, ma i due sarebbero compatibili da ogni punto di vista, vederli giocare nella stessa squadra sarebbe un piacere per gli occhi) ed inutile. Shaqiri è l’uomo giusto per gli schemi di Mancini, capace di dare il genio e la sregolatezza necessari per il gioco offensivo dell’Inter. Trequartista esterno o centrale in un 4-2-3-1, esterno di fuoco per il 4-3-3, all’occorrenza punto di riferimento offensivo al centro per un classico 4-3-1-2. L’adattabilità tattica dello svizzero è un tassello fondamentale per la rinascita.

5. I TALENTI ECLETTICI RAPPRESENTANO L’ANIMA DELL’INTER – L’ultimo motivo è il più romantico. L’Inter, pazza per costituzione, accoglie da sempre talenti eclettici e discontinui, cultori dell’estetica calcistica e allo stesso tempo decisivi nei momenti più inaspettati. Shaqiri non è Recoba, ma il talento non gli manca. Per tornare a vincere, serviranno anche i colpi di genio di un fenomeno esplosivo, da plasmare e crescere con pazienza. Si torna al punto di partenza: Inter, non fare passi falsi, il percorso che porterà verso il terzo posto è appena iniziato.

Antonio Casu 

@antoniocasu_

 

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