L’hashtag #SaveKovacic non è bastato ad evitare la cessione del talento croato: dopo mesi di corteggiamento del Liverpool, alla fine è stato il Real Madrid a spuntarla per il centrocampista di Linz. Trattativa lampo nel weekend di ferragosto e 35 milioni (tra fisso e variabile) nelle casse dell’Inter. Nonostante il dispiacere di veder partire l’ennesimo talento, si può tranquillamente affermare che l’operazione ha fatto tutti contenti: il Real Madrid perché si assicura un baby che in prospettiva potrebbe diventare fenomeno, il giocatore perché andrà ad esprimere il suo talento in un campionato meno tattico e più qualitativo, l’Inter perché dalla cessione del croato incasserà una cifra molto alta, realizzando un’interessante plusvalenza.

5 MOTIVI PER CUI LA CESSIONE DI KOVACIC E’ UN AFFARE

1) PREZZO – Il Real ha convinto l’Inter con una cifra complessiva di 35 milioni: 28,5 di parte fissa, 7,5 di bonus in base alle presenze del giocatore. I nerazzurri sono stati sostanzialmente accontentati: 35 milioni era il prezzo stabilito ad inizio estate, 35 milioni sono arrivati nelle casse della Beneamata. In questo caso non si tratta di un regalo scellerato come quelli che sono stati fatti al Milan (con Pirlo e Seedorf) e al Liverpool (con Coutinho): in questo caso si è venduto molto bene un talento che tutto sommato in nerazzurro non ha lasciato un segno così profondo.

2) POTENZIALITA’ INESPRESSE – Kovacic ha passato all’Inter 2 anni e mezzo. Arrivato nel gennaio del 2013, il talento croato non è mai riuscito ad avere un rendimento costante in nerazzurro, alternando partite da 8 in pagella a black-out preoccupanti. L’età sicuramente ha influito in questo rendimento, ma col passare del tempo non si sono visti progressi in quanto a continuità: il calcio italiano è estremamente tattico, poco propenso ad accogliere geni sregolati (in campo) e poco inclini agli schemi complicati.

3) RUOLO INDEFINITO – Prima Stramaccioni, poi Mazzarri e infine Mancini: nessuno di questi 3 allenatori è stato in grado di trovare una collocazione tattica a Kovacic. Regista, trequartista, interno di centrocampo e perfino esterno: il giocatore è stato sballottato a destra e a sinistra, ma nessun ruolo si è dimostrato perfettamente calzante per le sue caratteristiche.

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4) MANCANZA DI LEADERSHIP – Arrivato a Milano come baby fenomeno, il croato è stato subito identificato come un potenziale leader dal quale far partire la rinascita dell’Inter. Il carattere del giocatore però non è mai stato così forte da potersi imporre all’Interno dello spogliatoio: problema di età? Forse, ma non solo. Anche perché un suo coetaneo, Icardi, non ha avuto troppa difficoltà ad affermarsi come trascinatore e leader indiscusso della banda nerazzurra.

5) ALTERNATIVE GIA’ IN ROSA – Dulcis in fundo un elemento da non sottovalutare. Kovacic non è mai stato considerato un titolare inamovibile dell’Inter. I centrocampisti in rosa sono veramente tanti e di buona/ottima qualità. Medel, Kondogbia, Brozovic, Guarin, Hernanes: ritagliarsi uno spazio nell’undici iniziale non sarebbe stato facile e quindi, facendo il ragionamento inverso, sostituire il croato non dovrebbe essere un’impresa così ardua. Nella lista di centrocampisti è stato volutamente escluso Gnoukouri: proprio lui potrebbe essere allo stesso tempo la causa e la soluzione alla cessione di Kovacic. Classe ’96, maturità da veterano e inquadramento tattico molto ben definito: il giovane ivoriano ha silenziosamente preso il testimone dell’ex Dinamo Zagabria nelle gerarchie di Mancini e potrebbe imporsi da regista, ruolo in cui il croato è stato provato a lungo in questo precampionato.

Vedere un talento cristallino abbandonare l’Inter senza avere espresso al massimo le sue potenzialità è sempre un dispiacere, ma forse dalla cessione di Kovacic l’Inter ha ricavato più elementi positivi che negativi. Ciao Mateo, tutti gli interisti ti augurano di diventare quel fenomeno che a Milano si è visto solo a sprazzi.

Jacopo Gino (@jacopogino)

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