Che fine ha fatto Martin Montoya? Prima di chiamare “Chi l’ha visto”, cerchiamo di svolgere un’indagine interna e analizzare i motivi di questa caduta vertiginosa nelle gerarchie del Mancio.

UN TERZINO CHE NON SA CROSSARE – Sembra un paradosso, ma in quel di Barcellona se scoprono un terzino a provare dei cross, probabilmente gli amputano i piedi. Lo stile catalano è impregnato di tiki-taka fin dalla categoria dei pulcini: niente cross, palla a terra e dialoghi stretti fino ad arrivare in porta con il pallone. Ecco quindi la prima incomprensione con il calcio nostrano: se sei un terzino ma non sai mettere una palla decente in mezzo all’area, ti accomodi in panchina e lasci fare ai compagni.

DIMMI CON CHI VAI, TI DIRO’ CHI SEI – Non sempre questo detto è valido. Allenarsi con i vari Messi, Iniesta, Xavi, Neymar e Co. non ti rende automaticamente un fenomeno. I club europei sono pieni di ex baby provenienti dalle giovanili del Barça divenuti poi flop o quasi. Eh sì, in quel di Barcellona hanno il brutto vizio di tenersi in squadra i veri talenti e cedere quelli che si rivelano non all’altezza del club di provenienza: ovviamente neanche in Catalogna sono infallibili (Fabregas, Icardi e Piqu e sono tre esempi lampanti), ma solitamente ci prendono. Acquistare un giocatore dal Barcellona quindi non significa garanzia di successo, questo l’aveva già capito la Roma quando aveva ricevuto il “pacco” Bojan Krkic.

SORPASSO A DESTRA – Arrivato per prendersi la titolarità della fascia destra, Montoya è riuscito nel difficilissimo compito di rivalutare tutti i terzini presenti nella rosa dell’Inter. Mancini infatti nel corso degli ultimi due mesi si è ricreduto sia su Davide Santon che su Danilo D’Ambrosio, passando dal considerarli fuori rosa a praticamente incedibili. Se poi gioca più minuti perfino Nagatomo, schierato anche ieri come primo sostituto nel ruolo, allora vuol dire che qualcosa si è già rotto tra il catalano e Mancini.

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MALVISTO DALLA TIFOSERIA – Come se non bastasse, Montoya non l’ha combinata giusta neanche prima di arrivare in Italia. Intercettato all’aeroporto di Barcellona (destinazione Milano n.d.r.) l’ex canterano blaugrana aveva dimostrato un po’ troppo affetto per la sua ex squadra e decisamente poco rispetto per i colori nerazzurri: “Spero di tornare al Barcellona al termine del prestito biennale. “Me ne vado triste, Luis Enrique mi ha detto che non conta su di me, ma spero di tornare”. Subito dopo questa serie di gaffes in fila il buon Martin ha fatto che perdere l’aereo, arrivando così a Milano con un giorno di ritardo.

Siamo solo a metà agosto, ma l’avventura di Martin Montoya all’Inter sembra già essere al capolinea. Spetterà a lui scalare le gerarchie e prendersi il posto da titolare, così come spetterà a Mancini – dopo i casi Shaqiri e Podolski – dimostrare che non compra i giocatori per poi bocciarli dopo pochi mesi dal loro arrivo.

Jacopo Gino (@jacopogino)

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