Esattamente due anni fa, il 18 agosto 2013, Mauro Icardi esordiva ufficialmente con la maglia nerazzurra. Era Inter-Cittadella di Coppa Italia, partita vinta dal club milanese per 4-0 con doppietta di Palacio, gol di Jonathan e Ranocchia. In quella circostanza Maurito non brillò particolarmente, ma era solo l’inizio di un avventura che avrebbe portato il giovane bomber argentino a vincere la classifica dei capocannonieri di Serie A e, soprattutto, ad evolversi tatticamente.

GLI INIZI – La stagione 2012-2013 alla Sampdoria, in cui segnò 10 reti, portò un Icardi appena ventenne sotto i riflettori, soprattutto grazie alla doppietta contro la Juventus, che costò ai bianconeri una clamorosa sconfitta interna, e al poker contro il Pescara. Le qualità da finalizzatore di Icardi si rivelarono indiscutibili fin dal principio, ma Maurito doveva crescere ancora molto, giocare più per la squadra senza limitarsi a gonfiare la rete, ma imparando anche a fare il lavoro sporco. Passato sulla sponda nerazzurra del Naviglio nell’estate 2013, la prima stagione all’Inter di Icardi non fu entusiasmante, colpa anche della pubalgia e delle vicende nel triangolo amoroso con Maxi Lopez e Wanda Nara, che sarebbe poi diventata sua moglie. 9 gol in 22 partite furono comunque un buon bottino, ma le potenzialità dell’argentino portavano i tifosi ad esigere di più.

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UOMO SQUADRA – La vera svolta arrivò infatti nella stagione 2014-2015, quella dell’incoronazione di Icardi, che grazie all’ultima doppietta contro l’Empoli raggiunse Luca Toni al primo posto della classifica marcatori. Il golden boy di Rosario è diventato re dei bomber, ma non solo: ciò che più ha soddisfatto i tifosi è stata l’evoluzione tattica del giocatore. È vero, Maurito è sempre stato uno che la butta dentro, ma quando i palloni non arrivano? È lì che si distingue un grande attaccante da uno buono. Così Maurito, spronato soprattutto da Mancini, ha iniziato a lavorare più per la squadra e a sacrificarsi, coprendo più spazio sul campo e giocando spesso più arretrato rispetto a Palacio, suo compagno di reparto, ma senza mai perdere di vista la porta. Icardi si è evoluto, è cresciuto, è maturato ed è diventato indispensabile per questa Inter. Un esempio? Oltre ai 22 gol, l’argentino ha realizzato anche 6 assist decisivi per i compagni, affermandosi come vero e proprio leader del reparto.

Forse il Barcellona si è lasciato scappare questo giocatore un po’ troppo in fretta, errore che l’Inter non deve per nessun motivo emulare.

Federico Gianquintieri

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