C’è chi è l’ultimo sopravvissuto della specie dei romantici (Totti), chi la indossa per un obbligo morale legato alla sua classe (Messi), chi  l’ha appena indossata per dare un segnale alla piazza (Pogba e Felipe Anderson) e chi non la indossa, ma è come se lo facesse (Hazard). Ogni squadra ha un numero dieci, una luce in fondo al tunnel, un Messia da coccolare e, talvolta, odiare. Un totem, il punto d’ordine nel caos, il maremoto in un oceano di apparente tranquillità. Tutto, oppure niente. Il dieci è l’imprescindibile gioco degli opposti. L’Inter l’ha perso da qualche giorno e di conseguenza ha smarrito la bussola.

IL FOLLETTO ED IL SUO EREDE – Perso? L’ha perso realmente? Oppure ha perso una speranza? E se avesse mandato via un’occasione? Kovacic, in fondo, non è ancora un vero dieci. Il talento c’è, ma il carisma no, necessario per creare un’oasi di cui la desertica Inter di Mancini ha tremendamente bisogno. Eppure manca come l’aria, un Kovacic. Più che una luce in fondo al tunnel, una fiammella alla quale appigliarsi nella speranza di un rogo di passione. Nei momenti più bui, quelli senza soluzioni apparenti, il talento di un ragazzino croato accendeva le fantasie dei tifosi. Ora non più. Kovacic è sbarcato a Madrid si ripensa all’ultimo grande dieci dell’Inter, Sneijder, un folletto tutto classe e leadership, capace da solo di dare imprevedibilità al blocco granitico di mourinhana memoria. L’ordine dei guerrieri, unito all’anarchico talento dell’olandese, portò l’Inter sul tetto del mondo. Il numero dieci aveva un volto, due piedi da artista ed un’anima da poeta. Non è una questione di ruolo, ma di immaginazione. Il calcio vive anche di fantasia. Ora non più. La maglietta dei sogni di ogni ragazzino che gioca a calcio per la prima volta è rimasta senza un proprietario, abbandonata desolatamente nei magazzini di Appiano Gentile. 

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LA FOLLE BENEAMATA CERCA UN AMANTE – Chi sarà il prossimo? Perisic? Troppo poco creativo. Jovetic? Troppo poco leader. Icardi? Troppo numero nove, tanto da sfiorare la rissa col torero Osvaldo. Se si ragionasse in termini provocatori, l’unico a meritare quel numero sarebbe il numero uno. Handanovic incarna tra i pali ciò che incarna un dieci in campo. Troppo poco. La Beneamata ha bisogno di un amante. Al più presto. Al diavolo i bilanci: il romanticismo non può morire nella città eterna.

Antonio Casu 

@antoniocasu_

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