Una rondine non fa primavera, scriveva Aristotele. Vero, così com’è altrettanto vero che, di serate come quella di ieri sera, il tifoso interista non le viveva da tempo. Sì perché se da un lato, con tutti gli scongiuri del caso, si sono palesati ancora limiti ed incertezze figlie di una stagione da scongiuri, dall’altro si è rivista un’Inter capace, come non accadeva da tempo, di portare a casa un risultato importante, segno che Mancini, dopo 2 mesi di preparazione atletica, è riuscito a trasmettere ai calciatori la sua idea di calcio. E, nonostante “Il filosofo” avesse ragione, dalla notte della prima di Serie A sono emersi alcuni spunti, positivi, degni di nota:

1- GRINTA DA VENDERE – Dopo tanto tempo, ieri sera si è finalmente rivisto quell’agglomerato di muscoli che tanto ricorda la prima Inter manciniana, quella che faceva basare il proprio successo proprio sullo strapotere fisico. 66% di possesso palla e 75% di contrasti riusciti rappresentano dati che vanno ben oltre i 90 minuti “appena” giocati, sopratutto se accompagnati da una condizione fisica ben al di sopra delle aspettative (si noti, per esempio, la corsa infinita di Juan Jesus sulla fascia sinistra). Insomma, l’Inter ha fame di vittoria.

2- STADIO INCANDESCENTE – Il tifoso interista, si sa, è particolare: se da un lato, infatti, si aspetta sempre il massimo dai propri calciatori (anche da quelli più acerbi, per così dire), dall’altro non fa mai mancare il proprio appoggio. Se ne saranno accorti i residenti nei pressi del Giuseppe Meazza quando, al 91′, 37000 spettatori sono esplosi in un grido di gioia per festeggiare la rete della vittoria. Quelli stessi spettatori che, nel corso di tutta la partita, non hanno mai smesso un secondo di incitare i ragazzi, quasi come se le disavventure della passata stagione fossero dimenticate o, quantomeno, archiviate.

3- I VOLTI NUOVI– Quando Roberto Mancini affermava, al termine dell’ultima giornata del campionato scorso (Inter-Empoli 4-3) che avrebbe avuto bisogno di 8-9 innesti, non scherzava affatto. Ieri, in campo, ve ne erano 4 e, volente o nolente, hanno fatto la differenza. In fase difensiva, Miranda e Murillo hanno eliminato dalla mente del tifoso gli “strafalcioni” che accompagnavano la squadra nelle ultime stagioni, rivelandosi coppia affiatata nonostante i due, in realtà, giochino insieme da un paio di mesi non di più. A centrocampo, la presenza di Kondogbia ha dato fiato al “tuttofare” Medel attraverso una prestazione a 360°, sintomo che, forse, i 30 milioni più bonus non sono “troppi” per il ragazzo classe 93. In attacco, infine, spazio a Stevan Jovetic. Inizialmente mandato in panchina (per poi subentrare ad uno sfortunato Icardi), il talento montenegrino ha dimostrato di poter, eccome, fare la differenza. Al di là del gol, infatti, l’ex Manchester City si è destreggiato per 80 minuti facendo dannare, in più di un’occasione, la coppia Cherubin-Stendardo, nonostante la forma fisica non fosse ancora delle migliori.

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4-  OCCASIONI DA GOL– Nonostante la finalizzazione sia un elemento ancora da migliorare, 9 tiri in porta non si vedevano da tanto tempo. Di questi, almeno 3 clamorosi, tra cui la doppia occasione di Brozovic e il palo colpito da Palacio poco prima della rete decisiva. Il dato è interessante, considerando anche che, al 24 di agosto, con una preparazione atletica alle spalle, si è soliti partire in sordina.

5- IL FATTORE “FENOMENO”– Si potrebbe chiamare in diversi nomi: mister x, Jolly, fuoriclasse. Il fattore fenomeno è quello che all’Inter mancava per fare il salto di qualità. Fattore perchè, nonostante la prodezza di Jovetic, esso non rappresenta in toto la validità di questo “gene”: fenomeno può essere il difensore centrale che protegge la propria porta ed evita al portiere di intervenire, così come fenomeno può essere colui che in mezzo al campo ti salta due uomini e la butta sotto il sette. Insomma, quei 3-4 calciatori che, come si suol dire, spezzano la partita, districandosi nelle situazioni più difficili.

Che sia l’inizio di una grande annata? Ai posteri il faticoso verdetto. Per ora, gustiamoci questo primo week-end di Serie A, consapevoli che si, saranno 37 partite di fuoco ma che, d’altronde, chi ben comincia è a metà dell’opera. 

Andrea Baldeschi 

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