Sono passati esattamente 20 anni. O due decenni, se preferite. Anzi, facciamo 7305 giorni e non se ne parla più. Un lasso di tempo enorme, in cui tutto può cambiare. I leader mondiali (un presidente nero? ma non scherziamo), le potenze economiche (Cina chi?), la tecnologia (non c’era ancora la Smart, figuriamoci gli Smartphone). Dal 1995 a oggi poco o pochissimo è ancora uguale a se stesso, perchè ogni cosa è destinata per natura ad evolversi e trasformarsi. Tutto, tranne una pettinatura.

Un ciuffo eterno, con la riga di lato a incorniciare il tipico volto da bravo ragazzo della porta accanto. Uno così te lo immagini la domenica a raccogliere le offerte per la chiesa, non certo a scappare palla al piede inseguito – inutilmente – per la fascia da 3 o 4 avversari. Eppure…

Eppure se ne sono accorti in molti il 27 agosto 1995. Inter opposta al Vicenza, partita decisa da un altro giovanotto, un certo Roberto Carlos. Gli occhi dovevano essere su Rambert, colpo del mercato, ma la scena la prende tutta Javier. Arrivato quasi per caso, fa suo – con modi gentili – un posto da titolare che rimarrà suo per 18 anni. Sempre col 4 sulle spalle, sempre con quella faccia da bravo ragazzo, sempre con quel ciuffo.

A un passo dalle mille partite con la maglia nerazzurra, un traguardo non arrivato solo a causa dell’unico grave infortunio capitato – alla soglia dei 40 anni – in tutta la carriera. Al di là dei 16 trofei alzati al cielo, rimarrà negli occhi di tutti la forza di volontà di un Uomo capace di rialzarsi, ad un’età nella quale la maggioranza dei coetanei ha già smesso da tempo, e di tornare a giocare ancora una volta.

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Ecco perchè in realtà la numero 4 non è stata ritirata dall’Inter. In verità è stata solo messa in un cassetto, col nome già stampato, pronta per essere indossata.

Perchè non è detto che tra altri 20 anni Javier Zanetti non decida di mettersela ancora.

Simone Viscardi

simojack89

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