A quattro giorni dalla chiusura della finestra di mercato, Piero Ausilio deve necessariamente perfezionare una campagna acquisti che, fino a questo momento, è stata a dir poco infuocata. Mancini ne aveva chiesti otto e otto ne sono arrivati: Miranda, Murillo, Montoya, Kondogbia, Jovetic, Biabiany, Manaj e, notizia delle ultime ore, Ivan Perisic. A questo punto, bilancio permettendo, la dirigenza nerazzurra andrà alla ricerca di un uomo che possa giocare a centrocampo, reparto scarno dalla cessione (più o meno dolorosa) del baby fenomeno Mateo Kovacic. Spieghiamo qui 5 motivi per cui, a nostro parere, l’Inter debba puntare su un regista dai piedi buoni:

1) Medel non è un regista: con tutto l’impegno che ci mette, il “Pitbull” Gary Medel non ha le qualità necessarie per far ripartire l’azione. Ragion per cui acquistare un altro mediano non avrebbe molto senso, mentre puntare su un giocatore di qualità permetterebbe a Medel di spostarsi sulla mezz’ala per compiere il lavoro che meglio sa fare, quello dell’incontrista.

2) Qualità in mezzo al campo: Uno dei problemi della passata stagione è stata la mancanza di un gioco stabile. E si sa: poche idee, poche azioni, pochi gol. Oltretutto, con l’Atalanta, se non ci fosse stata la prodezza di Jovetic allo scadere, il risultato sarebbe stato il medesimo, uno 0-0 insapore e, da un certo punto di vista, fastidioso.

3) Difesa alta: Roberto Mancini chiede ai suoi difensori di salire, durante il possesso palla, fin nei pressi della linea di centrocampo. Questa particolarità, se da una parte porta dei vantaggi (avversario schiacciato e vittima del palleggio altrui), dall’altra scopre la propria squadra e la rende perforabile ai contropiedi “nemici”. Ecco che, allora, far partire l’azione dai piedi di un calciatore alla “Pirlo” rende meno pericoloso il recupero della palla dalla squadra avversaria.

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4) Terzo posto più vicino:  Venduto un calciatore importante come Kovacic per problemi di bilancio, è ovvio che per avvicinarsi alla zona Champions League serva, a questo punto, uno sforzo in più. L’idea di base, infatti, era quella di impostare una squadra da 4-3-3, con un centrocampo formato da due “muscolosi” (Medel/Melo e Kondogbia) e un calciatore intelligente in grado di portare il pallone (appunto, Kovacic). Morto un papa, si dice che se ne fa un altro.

5) Sfogo alla fase offensiva: l’equazione è presto fatta: più ordine a centrocampo, più possibilità di perforare la difesa avversaria. Con un calciatore in mezzo al campo capace di ragionare e aprire spazi importanti, il reparto offensivo non può che trarne vantaggio. Icardi e Jovetic, dal canto loro, avrebbero così solo il fatidico compito di buttarla dentro, senza affannarsi alla ricerca di palloni giocabili.

Insomma, Ausilio e Fassone sono avvisati: un’Inter tattica, precisa e pensante, significa un’Inter versione Champions League, quella coppa dalle grandi orecchie la cui musichetta è ancora ben impressa nella mente di tutti noi tifosi.

Andrea Baldeschi  

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