Non è nei piani di Mancini, ma esiste un’opzione d’emergenza per disegnare la nuova Inter: la difesa a tre. Voluta fortemente da Gasperini, sognata e applicata malamente da Mazzarri ed accantonata dopo un respiro da Mancini, la rosa a disposizione del tecnico jesino presenta tutti i presupposti per metterla in campo. Non mancherebbero gli aspetti positivi.

VALORIZZAZIONE DEGLI ESUBERI – Prima questione: tutti i terzini di Mancini, ad eccezione di Santon e Juan Jesus, esprimono al meglio le proprie caratteristiche nella fase offensiva. D’Ambrosio e Nagatomo fecero le fortune di Ventura e Mazzarri nei rispettivi 3-5-2, mentre Montoya e Telles, seppure abituati a giocare in una difesa a quattro, fanno degli inserimenti nella metà campo avversaria un marchio di fabbrica. Discorso a parte per Dodò: il brasiliano è impresentabile in un quartetto difensivo. La difesa a tre permetterebbe inoltre l’impiego contemporaneo di Medel e Melo. Il cileno gioca abitualmente in Nazionale come mezzo destro, mentre Melo sarebbe lo schermo ideale per dare supporto alla difesa e permettere a quest’ultima di alzare il proprio baricentro, sopratutto con Miranda.

IL TODOCAMPISTA, L’ARTISTA ED IL FINALIZZATORE – Seconda questione: Kondogbia, maggiormente svincolato da oneri difensivi, potrebbe esprimersi al meglio in un ruolo affine a quello ricoperto da Pogba alla Juventus. Le qualità per interpretare il copione del todocampista non gli mancano. In una mediana a cinque, il francese sarebbe il fulcro del gioco interista. Del nuovo atteggiamento tattico beneficerebbero anche uno tra Jovetic e Ljajic, liberi di svariare su tutta la trequarti avversaria, mentre Perisic potrebbe essere impiegato in più modi: da ala pura (ipotesi non improbabile, il croato nasce terzino), oppure da seconda punta. E Icardi? Il torero argentino avrebbe a disposizione una quantità maggiore di cross dalle fasce, oltre agli assist della seconda punta. Il gioco offensivo dell’Inter sarebbe imprevedibile, senza punti di riferimento fissi.

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LA LEGGE DEL CAMALEONTE – Nel calcio di oggi è indispensabile proporre più varianti tattiche. Lo insegna la Juventus finalista di Champions nella scorsa stagione ed il Bayern di Guardiola, una tra le squadre più camaleontiche d’Europa. La difesa a tre sarebbe una quinta scelta (dopo il 4-3-3, il 4-3-1-2, il 4-3-2-1 ed il 4-2-3-1), ma non è da scartare a priori. Sorprendere l’avversario di turno attraverso la rievocazione evoluta del credo mazzarriano potrebbe togliere qualche castagna dal fuoco a Mancini. Perché non lavorarci sopra?

Antonio Casu 

@antoniocasu_

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