Come ha fatto l’Inter a spendere così tanti soldi nell’ultima sessione di mercato se è la società italiana più nei guai con il Fair Play Finanziario? Vediamo di fare chiarezza sul tema, perché la domanda a prima vista è lecita.

UN PRIMO CHIARIMENTO – Non corrisponde a verità sostenere che l’Inter non possa acquistare a causa dei vincoli imposti dal Fair Play Finanziario. Le restrizioni dell’UEFA  che riguardano la società di  Thohir (che più avanti vedremo meglio nel dettaglio) richiedono dei saldi di fine mercato e/o di fine bilancio più o meno precisi fra entrate e uscite, ma come raggiungere tali obiettivi è a totale discrezione della società. Ipoteticamente qualsiasi società potrebbe acquistare Messi, quindi anche l’Inter, ma per non infrangere il FFP la società si troverebbe costretta a vendere tutta la rosa e giocare il campionato con la squadra primavera più Messi. Così facendo l’acquisto in sé non andrebbe contro a nessuna regola.

UN SECONDO CHIARIMENTO – Un’altra falsa verità che circola è quella secondo cui l’Inter abbia potuto spendere diversi milioni di euro perché non ha centrato la qualificazione in nessuna coppa europea, visto che il Fair Play Finanziario riguarda solo ed esclusivamente società che partecipano a competizioni europee. Questa notizia è falsa, l’Uefa ha ben specificato nei documenti ufficiali che tutte le sanzioni (meno quella economica) non vengono sospese per esclusione dall’Europa e quindi gli obiettivi di bilancio richiesti all’Inter per il 2015/16  devono essere comunque raggiunti, pena l’esclusione dalle coppe europee 2016/17. La pena pecuniaria che la società nerazzurra si è vista recapitare per non aver rispettato i parametri dell’FFP che ammonta a 20 milioni di euro di cui 14 possono essere abbuonati in caso di “buona condotta” al termine del primo anno di controlli, viene ben specificata nei documenti ufficiali dell’Uefa. Non è un pagamento che l’Inter fa ma è una ritenuta sui premi conquistati nella prima stagione nella quale la società nerazzurra tornerà in Europa. Questo vuol dire che non andando in Europa quest’anno l’Inter ha 0 premi Uefa e quindi 0 di multa. Se si fosse qualificata potremmo stimare un introito di 10 milioni di euro di premi, 6 sarebbero andati all’Uefa e 4 sarebbero rimasti nelle casse nerazzurre. Oltretutto la multa non verrebbe conteggiata negativamente ai fini dei calcoli sui vincoli del FFP, di conseguenza l’Inter avrebbe avuto una quindicina di milioni in più nel conto economico per raggiungere gli obiettivi economici stagionali, soldi questi, che si ritroverà costretta a reperire da altre parti ( taglio dei costi, aumento dei ricavi, mercato…).

UNA PRIMA CONCLUSIONE – In conclusione andare in Europa League sarebbe stata un’ottima notizia per l’Inter e non uno svantaggio. Se si vuole veramente capire quel che succede in una sessione di mercato, la relativa ripercussione sul bilancio societario ed il rispetto dei vincoli Uefa dobbiamo partire dal presupposto che se l’Inter fa una certa operazione di mercato è perché qualcuno all’interno della società Inter ha un piano per renderla possibile. Al di là che l’operazione  vada a buon fine,  un piano comunque ci deve essere. Se un acquisto viene concluso vuol dire che dietro tale acquisto esiste un ragionamento logico-economico che deve tenere presente diversi aspetti.

QUATTRO CAPISALDI DEL FPF – Prima di fare i conti in tasca alla società di Corso Vittorio Emanuele vediamo cosa prevede l’accordo tra l’Inter e l’Uefa per quanto riguarda le limitazioni economiche.

  1. Bilancio in passivo di al massimo 30 milioni (al netto dei costi virtuosi) per il 2015/16 e in pareggio nel 2016/17.
  2. Limitazioni all’indice costruito come rapporto fra stipendi dei giocatori e ricavi (al netto delle plusvalenze).
  3. Limitazioni al monte ammortamenti.
  4. Dimostrare che la società stia procedendo anno per anno in un virtuoso miglioramento dei conti che permetta di avere un’opinione positiva sul futuro societario dal punto di vista economico e finanziario.
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Precisato che non è sempre facile comprendere cosa l’Uefa intenda come costi virtuosi, l’ultimo bilancio approvato dall’Inter ha fatto registrare un passivo di 103 milioni, da qui ad arrivare ai 30 milioni per la stagione 2015/16 richieti dal FFP la strada da fare è lunga e in salita. Le tre strade percorribili dalla società nerazzurra per centrare gli obiettivi richiesti sono:

  • Diminuire i costi di gestione
  • Operando sul mercato
  • Aumentare i ricavi

Sappiamo con certezza che la diminuzione dei costi e l’aumento dei ricavi è già iniziata nella stagione 2014/2015, con l’abbassamento del monte ingaggi, una migliore gestione societaria, l’aumento degli introiti derivanti dai diritti tv e dalle sponsorizzazioni che dovrebbe far recuperare una ventina di milioni. Il restante passivo, 50 milioni, andrebbe recuperato con operazioni di mercato in uscita.

UN TERZO CHIARIMENTO – Partendo da questi presupposti viene difficile capire come abbia fatto l’Inter a rivoluzionare la squadra in una sola sessione di mercato con un esborso economico che non si vedeva da anni in casa nerazzurra. Al netto dell’affare Kondogbia stimato 30 milioni di euro + 5 di bonus, che entra a far parte del bilancio 2015/16 nella sua totalità, soldi questi destinati al mercato estivo appena concluso, tutti gli altri affari più onerosi, vedi Miranda, Murillo, Jovetic, si sono conclusi con la formula prestito con obbligo di riscatto. Ciò vuol dire che andranno a gravare sul prossimo bilancio solo i milioni spesi per il prestito e non l’intera cifra del cartellino che viene dilazionata negli anni, quindi dilazionata anche nei bilanci futuri. Atro esempio è quello di Perisic acquistato a titolo definitivo per 16 milioni di euro + 3 di bonus, che verrà pagato in due soluzioni, per lui come per Kondogbia il discorso dei bonus scatterebbe solo se l’Inter centrasse l’obiettivo coppe europee. Modo di far mercato questo da Ausilio chiamato anche  “metodo del pagherò” coniato dai detrattori nerazzurri per non affermare invece i meriti dimostrati dagli uomini di mercato dell’Inter. Da considerare un non costo invece Shaqiri, acquisto più oneroso del mercato di riparazione invernale che sarebbe andato a gravare nel prossimo bilancio in quanto il riscatto non è avvenuto perché ceduto allo Stoke City. I conti potrebbero migliorare ulteriormente grazie alla cessione di Ricky Alvarez al Sunderland, sul quale è intervenuta la FIFA per dirimere la questione relativa al riscatto che dovrebbe portare 11 milioni di euro nelle casse nerazzurre. Il vero salvatore della patria sacrificato sull’altare del bilancio è Mateo Kovacic croce e delizia per i tifosi interisti ceduto al Real Madrid per una cifra vicina ai 35 milioni di euro più bonus che ha generato una plusvalenza (ricavo) di circa 30 milioni di euro.

UNA SECONDA CONCLUSIONE – Ora se dovessimo tirare le somme di questa sessione di mercato operata dall’Inter, le altre operazioni fatte dalla società nerazzurra vediamo che tutte le richieste fatte dall’Uefa per rimanere nei parametri del Fair Play Finanziario sono state rispettate. Partendo da un passivo dell’ultimo bilancio di 103 milioni di euro, l’Inter come abbiamo visto dovrebbe recuperare 20 milioni di euro da una migliore gestione societaria (obiettivo richiesto dall’Uefa, in quanto diminuzione dei costi di gestione), arriviamo così a  -83 milioni ai quali dobbiamo sommare i 30 milioni di plusvalenza (obiettivo richiesto dall’Uefa, in quanto ricavo) derivata dalla cessione di Kovacic arriviamo a -53 milioni di euro. Infine se sommiamo una cifra stimabile attorno ai 20 milioni di euro derivante da altre cessioni arriviamo a un passivo di 33 milioni di euro. Mancano 3 milioni per centrare l’obiettivo di passivo di 30 milioni richiesto dall’Uefa per il bilancio 2015/16 per non incorrere in sanzioni nell’eventuale partecipazione alle coppe europee nella prossima stagione che rimane obiettivo primario per la società di Thohir e il suo management per far quadrare i conti.

Stefano Barchi

@stefanobarchi1

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