Probabilmente se vi diciamo Marcos Andrè Batista Santos, non vi ricorderà molto. Se pronunciamo il nome Vampeta però, soprattutto ai tifosi interisti, scapperà la lacrimuccia, sicuramente non per nostalgia. La storia di questo centrocampista brasiliano è veramente strana, fatta da alti, che comprendono più che altro i trofei vinti dai suoi compagni di squadra e da bassi profondissimi, come l’esperienza in nerazzurro, cominciata 15 anni fa e durata molto poco. Forse, già dal soprannome, si poteva capire che l’Inter non sarebbe stata la sua squadra ideale per lui, visto che Vampeta deriva dall’unione di vampiro e capeta, ovvero diavolo, simbolo dei cugini rossoneri.

CARRIERA- Vampeta inizia la sua carriera in patria nel 1993, nel Vitòria. Già l’anno seguente, il centrocampista brasiliano, arriva in Europa nel PSV, ma sarà solo l’inizio dei suoi continui andirivieni tra Paesi Bassi e Brasile. Dopo essere stato inserito nel miglior undici del Sudamerica, vincendo anche una Coppa del Mondo per club col Corinthians, nell’estate del 2000 l’Inter farà una delle sue più grandi follie di mercato, spendendo ben 30 miliardi di Lire per acquistarlo. Il flop è incredibile; il brasiliano giocherà solo otto partite ufficiali, segnando un misero gol in finale di Supercoppa italiana, persa 4-3 contro la Lazio. Messo fuori rosa dopo una sola stagione, se ne andrà al Paris Saint-Germain, dove però farà la stessa figuraccia. Finirà la carriera vagando di nuovo tra Brasile e un esperienza in Kuwait.

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LE VITTORIE IMMERITATE- Guardando la bacheca dei trofei di Vampeta, sembra di avere a che fare con un validissimo giocatore. Col PSV vince campionato e supercoppa nazionale. Col Corinthians oltre a campionato e coppa del Brasile, arriva anche il successo nel Mondiale per club. È con la nazionale che però il centrocampista brasiliano fa il colpaccio, praticamente senza mai giocare: Coppa America nel ’99 e Mondiale nel 2002.

PARAGONI AZZARDATI- il ruolo di Vampeta non è mai stato chiarissimo e se qualche allenatore lo vedeva più come mediano, nella sua carriera ha anche ricoperto il ruolo di trequartista. Prima che lo acquistasse l’Inter, Giancarlo Antognoni, all’epoca direttore generale della Fiorentina, lo accostò addirittura a Tardelli e se questo paragone vi fa rabbrividire, peggio fece l’ex CT della nazionale brasiliana Luxemburgo, che affermò: “E’ un po’ Rivelino, un po’ Dunga”.

15 anni fa esordiva in nerazzurro un giocatore che nel bene o nel male, diciamo più nel male, ha lasciato il segno a Milano. Se Vampeta può essere considerato il più grande “bidone” nerazzurro, non possiamo affermarlo con certezza, ma sicuramente i tifosi dell’Inter sperano che un giocatore così non arrivi alla Beneamata per molti e molti anni.

Amedeo Bonato (@ambooo8)

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