“Sì però anche tu, ti sembra il caso di dormire con la maglietta di Sforza?” “Eh, quella di Ronaldo era finita!”

Non si poteva aprire questo articolo se non attraverso il simpatico sketch tratto dal film “3 uomini e una gamba” di Aldo, Giovanni e Giacomo, una scena che racchiude, in pochi secondi, quella che è stata la sfortunata avventura di Ciriaco Sforza tra le fila dei nerazzurri. Nato a Wohlen il 2 marzo del 1970, lo svizzero inizia la sua carriera di giocatore nell’Aarau, dove colleziona 22 presenze e 3 gol all’attivo. Il trampolino di lancio è la Germania: acquistato dal Kaiserslautern nell’estate del 1993, il centrocampista dimostra di avere delle ottime qualità in mezzo al campo, tanto da essere chiamato, appena due anni dopo, dalla super-potenza del Bayern Monaco. E, qui, le cose cominciano a peggiorare. Appena un anno più tardi, difatti, l’Inter di Massimo Moratti e Roy Hodgson cercano di portare a Milano il calciatore svizzero: il costo del cartellino è di 16 miliardi delle vecchie lire, il Bayern ne chiede appena 5. Moratti, incredulo dello sconto proposto, decide di acquistare il calciatore e di inserirlo in una rosa che necessita, se non altro, di un pò di ordine in mezzo al campo. Non è ancora l’Inter di Ronaldo, bensì l’Inter dell’attuale C.T. dell’Inghilterra che, alla fine della stagione, concluderà il campionato in terza posizione e sfiorerà la Coppa Uefa, persa in finale ai rigori contro un agguerrito Schalke 04.

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Ciriaco Sforza, di quest’Inter, sarà una meteora. Comprato come stella nascente di un centrocampo vincente, si rivela sin da subito un giocatore con una spiccata capacità nel creare confusione in un reparto non ancora oliato al 100%, nonostante all’esordio segni subito il suo primo (e unico) gol contro l’Udinese e decida, di fatto, il match. Osannato dai più, lo stato di grazia dura solo una settimana, tanto che, su un totale di 53 partite ufficiali, lo Svizzero concluderà la sua stagione con appena 23 convocazioni all’attivo e, nella sessione di mercato, verrà ceduto nuovamente al Kaiserslautern, la cui dimensione sarà ideale per tornare ad essere un calciatore di livello.

Oggi, Sforza è un allenatore di calcio ed è attualmente alla guida del Thun, squadra svizzera nata nel 1898. Quale sarà il futuro di questa meteora è difficile poterlo prevedere: quel che è certo è che non dimenticheremo mai “il pigiama” di Aldo Baglio, un reperto storico che farà cadere, ai più nostalgici, una lacrima di amarezza.

Andrea Baldeschi

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