Queste prime sette giornate di campionato, tra gli alti delle prime cinque partite, i bassi profondi della partita contro la Fiorentina e il limbo della partita contro la Sampdoria, hanno evidenziato un aspetto molto importante: Mancini sembra aver individuato l’11 titolare. Con questo non stiamo dicendo che la formazione schierata dal tecnico jesino sia stata (e sarà) sempre la stessa (cosa difficile in qualunque squadra, tra infortuni e turnover), ma solamente che le gerarchie nella rosa nerazzurra sembrano essere sempre più chiare e definite. Vediamo, dunque, chi sono i giocatori che Mancini non ha mai preso in considerazione o sembra aver escluso.

MONTOYA – Arrivato in estate dal Barcellona con la formula del prestito biennale con diritto di riscatto sui 7 milioni di euro, il terzino spagnolo è uscito dalle gerarchie senza neanche esserci mai entrato. Dopo un precampionato deludente, infatti, non ha ancora esordito in Serie A, nemmeno a partita in corso. Sembra chiaro, considerando anche la formula del suo trasferimento, che alla prima occasione l’Inter si libererà del giocatore, curiosamente inseguito per molto tempo.

NAGATOMO – L’ex Cesena, perennemente sul mercato in estate e mai soddisfatto delle possibili destinazioni, ha deciso, contro il parere di società e allenatore, di rimanere in nerazzurro per giocarsi le sue carte. Risultato: solamente 10′ in campo contro il Carpi e un gol regalato agli avversari. Alla prossima finestra di mercato molto probabilmente non ci saranno più rifiuti che tengano. Va bene il marketing, ma c’è un limite a tutto.

Ranocchia-Juan

RANOCCHIA – L’ormai ex capitano dell’Inter, dopo i disastri della scorsa stagione, non vede il campo nemmeno quando uno dei due titolari (Miranda e Murillo) non è disponibile. Medel lo ha superato nelle gerarchie dei difensori centrali, pur essendo un centrocampista: un chiaro messaggio di Mancini a Ranocchia, non considerato all’altezza dell’Inter, figurarsi della fascia da capitano. Non è affatto da escludere un addio a gennaio o a fine stagione.

JUAN JESUS – Parlare di bocciatura per lui forse è troppo. Sta di fatto che, dopo una prima parte della stagione scorsa passata a combinare più disastri che altro con Ranocchia, e una seconda parte trascorsa soprattutto sulla fascia sinistra, ora sembra definitivamente aver perso il posto a vantaggio di Telles. Probabilmente per lui non si parlerà di cessione, ma il passo indietro nella rosa dell’Inter è sotto gli occhi di tutti.

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BROZOVIC – Per molti, prima dell’inizio di campionato, Brozovic sarebbe stato uno dei punti fermi della nuova Inter di Mancini. Il croato invece, dopo le prime due partite con Atalanta e Carpi giocate nell’innaturale ruolo di trequartista, è sparito dai radar per far posto al seppur discontinuo Guarin. Il rischio di bruciare un talento c’è, ma è chiaro che nella testa di Mancini l’ex Dinamo Zagabria ha un ruolo da comprimario, niente di più.

GNOUKOURI – Anche per lui, soprattutto per lui, parlare di bocciatura sembra troppo eccessivo. Il precampionato sembrava però aver consegnato all’Inter una perla purissima che avrebbe potuto scalare le gerarchie di Mancini, salvo poi rinchiudersi nella conchiglia dopo i primi, deludenti 45 minuti contro l’Atalanta nella prima di campionato. Se è vero che “se fosse al Porto varrebbe 35 milioni”, come disse Roberto Mancini in estate, dovrebbe essere perennemente in campo. Non essendo così, o Mancini l’ha sparata grossa (cosa rischiosa da fare con un giovane) o qualche passo indietro c’è stato.

LJAJIC – Arrivato al fotofinish come alternativa a Eder, il serbo ex Roma avrebbe potuto essere la sorpresa in casa Inter e un possibile titolare. In queste prime partite, invece, le cose sono andate diversamente: solo una presenza da titolare contro il Verona e qualche sprazzo. Il tutto in un quasi perenne anonimato. Se si considera che contro la Sampdoria sono entrati, prima di lui, Biabiany e Manaj, l’impressione è che Ljajic sia scivolato in fondo alla graduatoria in attacco.

Francesco Sessa

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