Quando approdò in nerazzurro nel gennaio 2013 al prezzo di 11 milioni di euro più bonus, l’entusiasmo di Mateo Kovacic e dei tifosi interisti era alle stelle. Nell’agosto 2015, però, la sua avventura milanese era già finita. Destinazione: Real Madrid. I 35 milioni di euro più bonus e la rispettiva plus-valenza parlando di un affarone portato a termine dalla dirigenza, eppure il “progetto Kovacic”, così come le prestazioni del croato, resta tutt’oggi a luci e ombre. Un giovane talentuoso acquistato per rifondare la squadra e agire come perno del centrocampo è stato preferito a un’entrata con cifre degne di un top player, e per quello che ha fatto “meglio i soldi” verrebbe da dire. Eppure in molti credevano nel croato classe ’94. Tra questi molti, però, non c’era Mancini. Il rapporto tra il tecnico di Jesi e Kovacic non è mai stato idilliaco, anzi, secondo il neo-merengue, non c’era proprio. Nell’intervista rilasciata al quotidiano croato Sportske Novosti, il ventunenne si è detto felice della decisione presa, sottolineando l’astio nei confronti del suo ex allenatore. Ecco i 5 punti di un amore mai iniziato:

1) “NON C’ERA UN RAPPORTO” – Kovacic ha lamentato che tra lui e Mancini non ci fosse proprio un rapporto, né simpatia né antipatia. Il croato ha dato una spiegazione a tutto ciò: “Evidentemente non mi voleva in squadra”.

2) ADDIO SENZA LACRIME – I calciatori professionisti, si sa, a volte sono delle primedonne. Mancini si è detto dispiaciuto della partenza del giovane centrocampista, eppure Kovacic non ha creduto molto alle parole del mister. Sicuramente quando lasci una squadra ti aspetti che l’allenatore ti convinca a rimanere o ti saluti con gli occhi lucidi, ma quando non è così, un po’ il fegato rode.

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3) COLLOCAZIONE TATTICA – Il problema, non solo di Mancini ma anche di Mazzarri, è che non è mai stata trovata una posizione fissa per Kovacic: trequartista, regista, mezzala, interno, perfino seconda punta. Il croato è stato provato un po’ ovunque ma se sposti un giocatore tutte le volte è difficile fargli trovare la continuità.

4) “NON PICCHI ABBASTANZA” – Forse la posizione ideale di Kovacic è quella in cabina di regia, dove parte il gioco della squadra. Ma per dirla tutta, in quel ruolo Mancini ha voluto Melo e anche un altro croato sta avendo difficoltà a trovare spazio in un reparto in cui il tecnico preferisce la sostanza: Melo, Medel e in parte Kondogbia, rappresentano una tipologia di giocatore completamente diversa da quella dell’ex Dinamo Zagabria, per questo il mister nerazzurro non rimpiange poi così tanto la partenza di Kovacic e non si affida quasi mai a Brozovic, due che giocano più di fioretto che di sciabola.

5) SQUADRA SENZA OBIETTIVI –  L’ex è quasi sempre col dente avvelenato, per questo si può anche chiudere un occhio sulle dichiarazioni poco carine del croato, che ha affermato: “L’Inter non si gioca niente, al Real si puntano tutti gli obiettivi”. È vero, i nerazzurri al momento sono fuori dalle coppe europee, ma Mateo avrà dato un’occhiata alla classifica?

Federico Gianquintieri  

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