Perché Miranda è più forte di Bonucci non è una domanda dalla risposta facile. Sicuramente stiamo parlando di due dei difensori centrali più forti al mondo. Cercheremo di analizzare le caratteristiche per cui Miranda può essere considerato più forte di Bonucci, nell’ ottica della presentazione del Big Match di domenica prossima al Meazza che vedrà Inter e Juventus contendersi i 3 punti della classifica.

Le caratteristiche fisiche propendono per lo juventino. I 190 cm di altezza e gli 86 kg di peso, lo rendono una diga difensiva i tutti i sensi. I 186 cm di altezza e i 76 kg di peso del brasiliano, lo rendono non solo forte fisicamente, di testa o quando c’è da prendere posizione al centro dell’area, ma gli consentono inoltre una  maggiore velocità di recupero, cosa che manca al collega Bonucci.

Le caratteristiche tecniche sono a vantaggio di Miranda.  Essendo brasiliano ha una capacità di palleggio maggiore dello juventino, inoltre gli viene riconosciuta l’importante qualità di dare avvio all’azione dalle retrovie. A Bonucci  va riconosciuto che, pur essendo un difensore centrale, è dotato di un buon lancio lungo e ha un discreto feeling con il gol.

L’esperienza. Sono entrambi giocatori d’esperienza e non più giovanissimi. Hanno giocato sempre come titolari nelle rispettive nazionali. Possiamo però affermare che Miranda, essendosi misurato in diversi campionati, brasiliano, francese e italiano e per aver raggiunto i 30anni, possa contare su una maggiore esperienza rispetto a quella di Bonucci.

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Difensore moderno. Miranda ha tutte quelle qualità che ci portano a dire che è più forte di Bonucci. E’ il prototipo del difensore moderno, forte fisicamente e forte quando ha la palla tra i piedi. Giocatore capace di essere inserito in diversi sistemi di gioco. Mentre Bonucci ricorda il più classico dei centrali difensivi, ottima fisicità, puntualità nelle chiusure, buon senso della posizione e personalità. Il bianconero tuttavia rimane un giocatore meno duttile del brasiliano, capace di minori garanzie se dovesse essere schierato con moduli fortemente votati all’attacco.

Stefano Barchi

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