In occasione del derby d’Italia di domenica sera, non può non tornare alla mente l’ultima vittoria a San Siro contro la Juventus, datata ormai aprile 2010. Dopo quel 2-0 il buio completo, anche perchè nessuna Inter è stata all’altezza di quella leggendaria del condottiero Mourinho. Oggi i nerazzurri arrivano con un vantaggio in classifica di otto punti sui bianconeri e, senza scomodare troppo gli eroi del triplete, si può tentare un timido confronto tra quell’Inter del 2010, che per sempre rimarrà nella storia del club e l’Inter di oggi, che sta gettando le basi per tornare in alto.

IL CONFRONTO – Nel 2010 come oggi, l’Inter non giocava un bel calcio, ma era concreta, aggressiva. La forza fisica e l’ordine erano le qualità principali dei nerazzurri di Mourinho, che dopo aver recuperato palla, riuscivano a servire, grazie ad un grande collante come Sneijder, i due fenomeni là davanti, Milito ed Eto’o. La squadra di Mancini, soprattutto dal punto di vista della qualità, non è all’altezza, ma ha delle caratteristiche comuni a quell’Inter da leggenda: la spina dorsale solida c’è, con la coppia Miranda-Murillo che somiglia molto al duo Lucio-Samuel. A centrocampo Melo ha ridato sicurezza, magari senza la stessa intelligenza tattica di Cambiasso, ma è già un buon inizio. Davanti ovviamente sarà difficile tornare ai livelli dello storico triplete, ma il binomio Icardi-Jovetic ha grande futuro e Perisic può recitare benissimo la parte del terzo attaccante di grande sacrificio, come faceva Pandev.

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I DUE CONDOTTIERI – Due figure pesanti. Mourinho e Mancini resteranno per sempre nell’Olimpo dei grandi condottieri nerazzurri. Così diversi per stile, ma così uguali nella capacità di cambiare una squadra, nel renderla identica a se stessi. L’esuberanza del portoghese da una parte, che provoca, si autocelebra e non ha mezze misure, contro la compostezza dello stile british del tecnico di Jesi. Mourinho è un ricordo indelebile nella mente di chiunque, anche di chi nerazzurro non è; se l’Inter oggi vuole ripartire da qualcuno però, deve affidarsi a Mancini, che non deve invidiare nulla a nessuno.  I ricordi ormai non servono più.

COSA MANCA – Per tornare grandi in italia e in Europa manca sicuramente qualche top player, sperando che Kondogbia e Icardi esplodano definitivamente. A centrocampo a questa Inter manca un pizzico di qualità, da affiancare a chi corre. Davanti non c’è la seconda punta che fa la differenza, perchè Jovetic non è ancora pronto.

La società sta tornando forte, c’è un progetto finalmente interessante. C’è bisogno di riaccendere la scintilla, di creare quella consapevolezza di poter tornare grandi. Sono sfide come Inter-Juventus che possono cambiare una stagione, sono campionati come questo, incerti ed aperti ad ogni scenario, che possono cambiare la storia o magari far si che si ripeta.

Amedeo Bonato

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