Sul fatto che l‘Inter non esprima il calcio più bello d’Italia, siamo tutti d’accordo. E non soltanto in queste ultime tre partite senza vittorie: le stesse difficoltà erano venute fuori anche nelle prime vittoriose uscite stagionali. Si sa che non sempre il bel gioco porta necessariamente alla conquista di trofei: si potrebbero fare innumerevoli esempi, come la Roma di Zeman e quella di Garcia delle due passate stagioni. Certo è che i nerazzurri stanno faticando ad esprimere un calcio bello e divertente, cosa che invece altre squadre come Napoli, Fiorentina e Roma riescono a fare con molta meno difficoltà. La domanda ora è: le difficoltà in fase di costruzione sono dovute a delle precise indicazioni di Mancini o alla mancanza degli interpreti giusti?

Ovviamente non ci sarà mai un allenatore che dirà alla sua squadra di giocare male. Ma il bel gioco non è l’unica componente che porta alle vittorie, come detto poco fa. Ci sono allenatori, infatti, che preferiscono puntare maggiormente sulla fisicità e sulla fase difensiva rispetto alla spettacolarità in fase offensiva: Mancini sembra appartenere alla prima categoria. Che poi la definizione di “giocare male” dovrebbe essere abolita dalle espressioni giornalistiche, perchè il calcio, come tutte le cose, è bello perchè è vario. Si può dire però, senza offendere nessuno, che il possesso di palla della squadra nerazzurra (spesso superiore, numericamente, a quello delle squadre avversarie) sembra macchinoso e poco efficace. Sicuramente Mancini è un allenatore molto attendo alla fisicità e alla fase difensiva: la stessa pluri-scudettata prima Inter di Mancini vinceva spesso e volentieri grazie all’organizzazione, alla fisicità e al talento dei singoli, non di certo attraverso il tiki-taka o presunto tale. Può essere dunque accettabile l’idea secondo la quale il tecnico nerazzurro non stia dando molta importanza alla qualità della manovra della sua squadra, puntando maggiormente su altri aspetti, quali la fase difensiva (scelta saggia, viste le ultime stagioni disastrose da questo punto di vista) e il gioco sulle fasce.

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Marcelo Brozovic

Dando un’occhiata alla rosa, e soprattutto al centrocampo, dell’Inter, ci si accorge che la qualità sembra scarseggiare. Giocatori come Medel, Melo, Kondogbia, Guarin e Brozovic sembrano rispecchiare quello che abbiamo detto in precedenza sull’idea di calcio di Mancini. Non ci sono i Pjanic e i De Rossi, i Borja Valero e i Vecino, gli Hamsik e i Jorginho. E’ difficile aspettarsi da un centrocampo come quello nerazzurro di far girare la palla come quello delle tre squadre citate in precedenza: ci si assumerebbe solamente il rischio di snaturare la confromazione dei giocatori stessi. Mancini, però, sembra non aver fatto nulla per aggiungere qualità alla rosa nerazzurra: Kondogbia, Melo e Brozovic li ha voluti lui. Ed è stato lui a dare il benestare per le cessioni di giocatori di qualità come Kovacic, Shaqiri e Hernanes. La qualità non sembra dunque essere una caratteristica dei centrocampisti nerazzurri: ma nessuno in casa Inter sembra farne un dramma.

Tirando le somme, possiamo dire che la risposta più giusta alla domanda posta in precedenza è una via di mezzo: l’organico dell’Inter manca di qualità ma per precisa indicazione del tecnico. Il mercato guidato da Mancini ne è la conferma: il tecnico jesino vuole far tornare in alto l’Inter puntando più sulla fisicità e sulla difesa che sulla qualità. Proprio come la sua prima Inter.

Francesco Sessa

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