Nuovo avvicendamento in vista nella panchina dell’Inter. I nerazzurri hanno posto fine all’epoca Pioli dopo circa sei mesi, non riuscendo a dare continuità dopo la parentesi De Boer. Il sogno Simeone si è infranto sulla decisione dell’argentino di rimanere a Madrid, sponda Atletico. A questo punto il nuovo tecnico dovrebbe essere Luciano Spalletti, a un passo dalla firma. Ma è lui la scelta giusta per la società? Proviamo ad analizzare il possibile scenario per il toscano.

SECONDA SCELTA

Di sicuro Spalletti non troverà un ambiente semplice. In una squadra che più volte ha dimostrato di potersi imputare per allontanare un allenatore, il suo nome non incute certo particolare timore. Per di più, il messaggio passato ai giocatori non è certo il migliore. Pare evidente che Spalletti non fosse la prima scelta della società, che prima ha corteggiato Simeone, poi ha pensato a Conte e infine si è rivolta al giallorosso. Se uno degli intenti poteva essere dare un messaggio forte alla squadra, l’obiettivo non è stato raggiunto. Con tutte le possibili conseguenze del caso. Il timore, per certi aspetti fondato, è che non tutto lo spogliatoio segua la nuova guida. Il ruolo di Sabatini può rivelarsi fondamentale in questo senso.

IL RUOLO DEI TIFOSI

Nel corso di questa stagione, la tifoseria dell’Inter ha più volte dimostrato amore incondizionato per la squadra. Anche nei momenti più complicati, riempiendo comunque gli stadi. La situazione di difficoltà ha anche portato a difendere gli allenatori il più possibile, pur dividendosi in diverse correnti. Come verrà accolto Spalletti, da anni legato all’immagine della Roma? Difficile saperlo. Di sicuro non con lo stesso entusiasmo che sarebbe stato riservato a Simeone. Poi è chiaro, se dovessero arrivare i risultati salirebbero tutti sul carro del nuovo tecnico. La preoccupazione legittima è invece per la peggiore delle ipotesi, ovvero un’altra stagione sotto le aspettative. Per di più Spalletti non è certo il “rifondatore” tanto atteso dai supporter, né il nome forte atteso dai più.

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ABITUDINE A PIAZZE DIFFICILI

Dalla parte di Spalletti non è da sottovalutare la capacità di inserirsi in contesti e ambienti complicati. Lo ha dimostrato ancora una volta l’anno scorso, chiamato a gennaio in una Roma allo sbando per riportarla al terzo posto. Obiettivo riuscito, per di più. La gestione di una patata bollente come Totti nell’ambiente giallorosso richiede esperienza e capacità di imporre le proprie idee, doti rilevanti in un contesto come quello nerazzurro. Chi lo conosce bene parla di uno Spalletti consumato dalla vita romana e dalle pressioni societarie, finora comunque gestite con esperienza. All’Inter spera forse di avere meno pressione nella scelta dei giocatori da schierare, ma può essere un’illusione. Tra i nomi disponibili è però forse l’unico che può riuscirci. Dalla sua anche il feeling con Sabatini, con cui potrà programmare il mercato senza limitazioni finanziarie.

In definitiva, è lui l’uomo giusto per l’Inter? Forse non il migliore assoluto, ma probabilmente il migliore tra quelli disponibili. Un’altra conseguenza di una situazione sportiva poco gratificante, che di certo non attrae i tecnici più vincenti.

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