Esiste un prima e un dopo nella carriera di Marco Materazzi. Il prima ci racconta di un ragazzo cresciuto troppo in fretta, per motivi fisici e familiari. Con un papà allenatore spesso via per lavoro, e una mamma persa troppo presto, lo sviluppo adolescenziale non può certo seguire i normali canoni. Un difensore arcigno, arrivato al calcio che conta sulla soglia dei 30 anni, troppo condizionato da un carattere spigoloso e da un’eccessiva foga agonistica. Il dopo, è lo strepitoso viale del tramonto di un giocatore che si ritrova, quando di solito i suoi colleghi smettono, a vivere gli anni migliori, vincendo tutto quello che c’è da vincere e ritrovandosi finalmente in pace con se stesso.

In mezzo, a fare da spartiacque temporale in queste due vite c’è un momento ben preciso, databile e misurabile. La notte è quella del 9 luglio 2006, e la misura è di – circa – due metri e mezzo. Tanto in alto occorreva arrivare per colpire di testa il corner di Pirlo, e contemporaneamente anticipare le lunghe leve di Patrick Vieira. Un’incornata che ha cambiato la Storia di un uomo e del suo Paese, in un’occasione che è superfluo ricordare. Una Sliding Door in piena regola, perchè se Nesta non si fosse fatto male o se Lippi non avesse avuto ancora fiducia in lui dopo il rosso con l’Australia, forse non sarebbe successo tutto quello che è arrivato dopo.

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Uno scudetto vinto da vice capocannoniere della squadra (per un centrale, tanta roba), con la ciliegina della doppietta nella domenica decisiva a Siena, lo Smoking bianco e tanti altri titoli in successione, fino alla indimenticabile Noche Madrilena. Mou gli concede la passerella degli ultimi minuti, permettendogli di scrivere il suo nome anche nella terza Coppa dei Campioni nerazzurra. Un’appartenenza ai colori mai nascosta – anche negli anni bui, suoi e della squadra – e un’eredità scomoda lasciata in dote. Marco stesso ha voluto che la “sua” 23 finisse sulle spalle di Andrea Ranocchia, in un ideale passaggio di consegne. Il capitano dell’Inter di oggi divide l’opinione dei tifosi, ma ha ancora 27 anni, e se davvero è il degno erede di Matrix allora possiamo stare tranquilli.

Il meglio, deve ancora venire.

Simone Viscardi

@simojack89

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