L’Inter ha bisogno di un leader

“Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter”.
Così Giuseppe Bergomi, storico capitano dell’Inter, ha definito in una delle sue tante affermazioni di stima, Javier Zanetti. Due grandi giocatori che hanno vinto tanto con questa maglia lasciando un segno indelebile nei cuori della gente interista. Lo “zio” Bergomi, pioniere della difesa, maestro di metodo e tattica difensiva; il “capitano” Zanetti, il capitano del triplete, stacanovista dell’area di rigore, l’uomo delle cavalcate impossibili lungo la fascia, che sembrava non essere mai stanco e capace, dopo 90’ minuti di gioco, di poter correre ancora. Due personaggi che si sono contraddistinti all’interno del popolo nerazzurro, indossando quella fascia di capitano, simbolo di lotta, sofferenza sul campo, ma anche di soddisfazioni e trionfi.

UNA QUESTIONE DI DNA – Con Zanetti in particolare, negli ultimi anni, l’Inter aveva ritrovato una sua identità, una sua dimensione, acquisita nel corso del tempo durante anche i periodi più bui, fino a diventare l’uno lo specchio dell’altra. Se parlavi di Inter parlavi di Zanetti e se parlavi di Zanetti parlavi di Inter. Due identità uguali, lo stesso Dna, due facce della stessa medaglia. Chi è un capitano? Il capitano è un uomo capace di metterci la faccia sempre, sia nelle vittorie che nelle sconfitte, ad incitare la squadra sino all’ultimo, essere l’ultimo ad uscire dal campo dopo la partita ed il primo ad entrare, un signore sia dentro che fuori dal campo. Persone che davano tutto per la maglia ed il pubblico li ringraziava, perché intravedeva quei valori di appartenenza alla maglia insiti all’interno di un capitano. E adesso invece possiamo dire lo stesso? L’attuale capitano dell’Inter Andrea Ranocchia può definirsi tale? Nelle sue ultime uscite stagionali Ranocchia non ha brillato più di tanto. Certamente un buon difensore, con dei margini di crescita che lasciano sperare, ma non ancora in grado di effettuare quel salto di qualità tale da permettergli di essere considerato un leader capace di tenere unito lo spogliatoio e di poter gestire determinate pressioni che aleggiano attorno all’ambiente interista. Un ragazzo che fino all’anno scorso era destinato ad andare via, per poi rimanere con la promessa della fascia di capitano. Ma la fascia purtroppo la si conquista sul campo, con sudore e determinazione, con il duro lavoro e soprattutto con il consenso dei compagni e dell’allenatore. In questo momento forse, la fascia di capitano andrebbe affidata ad una persona carismatica, magari un Guarin o un Juan Jesus. Ma in questo modo cambierebbe qualcosa? La cosa migliore forse, sarebbe quella di provare ad immedesimarsi nei giocatori passati, quelli della vecchia guardia, nei vari Zanetti, Samuel, Cambiasso, Stankovic; provare a confrontarsi e capire in pieno cosa significhi essere capitano di una grande squadra e lavorare insieme al capitano di una grande squadra. In questo momento però non si vede nulla di tutto ciò e bisogna aspettare, ricominciare da capo e ricostruire. Ranocchia in questo momento è il capitano dell’Inter e va rispettato. Lo stesso Zanetti ha espresso ottime parole su di lui. Sicuramente con l’aiuto di Mancini (al quale si chiede di poter ricreare una squadra unita sul piano del gioco e sul piano personale) Andrea potrà crescere e dare qualcosa in più. In bocca al lupo Andrea, non farci rimpiangere i capitani del passato ma cerca di diventare come loro affinché anche tu possa lasciare un segno indelebile all’interno dei cuori nerazzurri.

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Mario Giuliante

 

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