Inter, il processo di rivoluzione continua. Dopo aver rinforzato la rosa in ogni reparto ed aver salutato, con fortune alterne, i primi esuberi (ottime le operazioni Kuzmanovic e Garritano, meno quella legata a Benassi), il cantiere è ancora aperto, ma la palla è già passata a Roberto Mancini, da oggi in ritiro con la squadra. Nelle idee del tecnico nerazzurro, il modulo di base per la nuova era sarà il 4-3-3, accantonato nella scorsa stagione per mancanza di interpreti. Ora la base c’è, sopratutto nelle zone del campo più fragili nella scorsa stagione (Miranda darà solidità alla pazza difesa e Murillo, ancora ruvido, potrà migliorare al suo fianco) e i presupposti per lavorare bene non mancano.

L’IMPERATIVO? EVITARE VOLI PINDARICI – Il rischio è quello di sempre: andare troppo in là con la fantasia. L’Inter di Mancini può e deve puntare al terzo posto, ma non è ancora in grado di dire la sua per la lotta scudetto. La Juventus è e rimarrà lontana. Se ne riparlerà nella stagione 2016/17. Roma e Lazio saranno invece impegnate con la Champions League, Napoli e Fiorentina rischiano di uscire ridimensionate dalla sessione estiva di mercato ed il Milan di Mihajlovic, ricco e ambizioso, è, al momento, una squadra senza forma. L’Inter dei muscoli e dei centimetri, della spensieratezza offensiva e del bel gioco basato sul possesso verticale, potrà dire la sua. Eccome se può farlo. Servirà una buona dose di lavoro e la mano pesante del tecnico, senza più alibi. Questa può e deve essere la stagione di Roberto Mancini, al quale la società sta regalando la squadra perfetta per portare avanti la sua idea di gioco. Non può esistere un grande esercito senza un grande condottiero, non può nascere una grande Inter senza un grande tecnico e non possono esserci alternative. Il terzo posto è l’unico obiettivo della rivoluzione, il resto sono chiacchiere da pub.

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Antonio Casu 

@antoniocasu_

 

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