Nulla è impossibile, se hai trascorso l’adolescenza tra bombe e guerre. Nemmeno diventare a 19 anni il più giovane capitano di sempre della Stella Rossa, la Tua squadra, la più importante del Paese. Da lì ad andare via di casa poco più che maggiorenne il passo è breve, soprattutto se al di là dell’Adriatico ti aspetta il campionato più difficile del Mondo, e una delle città più belle del pianeta. Roma – sponda Lazio – e la Serie A, ed è quasi subito scudetto. Il primo di 6 vinti nel Bel Paese, che insieme a 5 Coppe Italia e 6 Supercoppe – più la Coppa delle Coppe e i trofei del Triplete – fanno di Dejan Stankovic uno degli stranieri più vincenti del nostro calcio.

La maggior parte di questi trofei è stata alzata all’ombra della Madonnina, casa di Deki dal 2004 al 2013. Combattente, aggressivo ma mai cattivo, professionista esemplare. Oltre 320 presenze con la maglia dell’Inter, e vi sfido a trovarne una dove non ha dato tutto quello che aveva. Anche negli ultimi anni, quando un calvario di infortuni ne ha decretato la fine prematura della carriera.

Come non amare, del resto, un giocatore capace di segnare 4 gol nei Derby. Il primo direttamente da corner, l’ultimo con un destro di potenza dalla trequarti, marchio di fabbrica in casa Stankovic. Non esattamente la fiera della banalità, come non può essere banale la vita sportiva di uno capace di vestire la maglia di tre nazionali diverse (Jugoslavia, Serbia&Montenegro, Serbia), tutte onorate al meglio.

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Un giocatore entrato nella Storia nerazzurra, anche segnando da centrocampo. Al volo. Due volte. Qualcosa di impossibile per tutti i comuni mortali, ma normalissima se ti chiami Dejan Stankovic.

Simone Viscardi

@simojack89

 

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