1998-1999, allora, come in quella appena terminata, l’Inter conclude la sua stagione all’ottavo posto della classifica. Nonostante avesse vinto l’Europa League l’anno precedente e fosse tornata a giocare tra le “grandi” della Champions, la squadra, condizionata anche dal susseguirsi di diversi allenatori, da Simoni a Lucescu, da Hodgson a Castellini, non vive momenti brillanti. Chiude l’anno con 46 punti, perdendo entrambi gli incontri validi per lo spareggio per l’ingresso in Coppa UEFA col Bologna e rimanendo esclusa, dopo sette anni, dalle coppe europee.

Della rosa di quella stagione, accanto ai talenti emergenti dell’Under 21, quali Pirlo o Ventola, faceva parte anche lui, Roberto Baggio. Il Presidente Massimo Moratti, che aveva acquisito la Società dal padre nel 1995, da sempre estimatore del “divin codino”, fa di tutto per portarlo a Milano nella speranza che, anche grazie al suo contributo, l’Inter riuscisse a conquistare il primo scudetto della nuova “era Moratti”. Dopo una ottima annata passata a Bologna, in qualche modo quella del riscatto, in cui Baggio sancisce il suo record personale di gol in una stagione – 22 in 30 partite –  il “Pallone d’oro 1993” passa all’Inter. La data dell’esordio è quella del 12 agosto 1998: Inter-Skonto Riga terminata 4-0. Da li una serie di prestazioni altalenanti che non gli permettono di replicare i risultati della stagione precedente. Le statistiche recitano 59 presenze e 7 reti. Restano comunque nella memoria alcuni momenti meravigliosi, come la sua doppietta realizzata nel giro di 7 minuti in Champions League del 25 novembre 1998 contro il Real Madrid campione in carica. Entrato al 23’ del secondo tempo, sostituendo Zamorano, Baggio permette all’Inter di passare ai quarti di finali nonostante venga successivamente eliminata da parte del Manchester United, vincitrice quell’anno del titolo. Con l’arrivo in panchina di Marcello Lippi, non è avvenuta la consacrazione del giocatore in nerazzurro tanto sperata, anzi il suo rapporto con il tecnico di Viareggio è stato spesso al centro di polemiche e di accesi scambi di vedute. E’ proprio Baggio a parlarne nella sua autobiografia, affermando che Lippi si fosse comportato più di una volta in modo ostile e scorretto nei suoi confronti.

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Talento indiscusso del calcio italiano e mondiale, il campione vicentino è esploso con il Vicenza, ma si è consacrato con la Fiorentina. Con la Juventus poi, arrivato nello scenario di una vera e propria mobilitazione popolare da parte dei tifosi viola, ha vissuto da grande protagonista vincendo uno Scudetto, una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Prima dell’Inter, ha giocato nel Milan e nel Bologna. Ampia visione di gioco e abilità nel fraseggio, tiro preciso e fiuto per il goal hanno fatto di lui un grande numero 10. Oggi rappresenta ancora uno degli idoli di molti giocatori delle nuove generazioni. Al quarto posto tra i realizzatori di sempre con la maglia della nazionale, personaggio per molti aspetti controverso, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con gli allenatori, rimane idolo e simbolo del calcio degli anni ‘90 ed è oggi uno degli ex giocatori maggiormente impegnato nel sociale. Sono tante le sfaccettature che hanno caratterizzato la sua carriera: prestazioni agonistiche di altissimo livello, record tuttora per alcuni insormontabili, ma anche numerosi infortuni e momenti “bui”, come il rigore sbagliato della finale mondiale 1994 contro il Brasile.

Il rimpianto più grande? Forse non essersi potuti farsi trascinare dal duo Ronaldo-Baggio come molti avevano sognato al principio, forse aver aspettato troppo per portarlo nella rosa nerazzurra. Rimane comunque un onore poterlo annoverare tra i più “grandi” numeri 10 che hanno giocato nelle fila nerazzurre.

Chiara Tola

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