In fondo, se si pensa con attenzione, non fu l’unico artefice di quella disfatta, ma ogni tragedia che si rispetti ha bisogno di un protagonista ed un carnefice. La protagonista fu la Beneamata, affondata sotto i colpi del fuoco amico, il carnefice un difensore venuto dalla Slovacchia per rinnovare l’infausta maledizione dei terzini mancini nerazzurri. Quello sciagurato colpo di testa lo ricordano tutti perché fu un colpo da teatro perfetto in un pomeriggio perfetto per gli storici nemici juventini.  Quella giornata, il 5 maggio del 2002, non la dimentica nessuno. Quel nome lo ricordano tutti quasi fosse una iattura. Vratislav Gresko, e non ci sarebbe altro da dire.

UN POMERIGGIO DI ORDINARIA FOLLIA – Gresko, oggi, ha lasciato il mondo del calcio e si dedica al teatro, quello vero. Molti tifosi interisti pensano che avrebbe dovuto farlo già dal 4 maggio 2002, ma questa è un’altra storia. Dopo quel pomeriggio di ordinaria follia, la sua vita sportiva non fu la stessa. Arrivato all’Inter due anni prima, su indicazione di Marco Tardelli, per coprire una voragine sulla fascia sinistra, fu inizialmente etichettato, come tanti, “il nuovo Roberto Carlos”. La sua esperienza a Milano, invece, fu un disastro. Mai del tutto convincente, mai del tutto sicuro delle potenzialità a disposizione, discontinuo e a tratti irritante. Quel maledetto colpo di testa al centro della propria area di rigore, assist ideale per l’amico nemico, segnò il punto di non ritorno della sua carriera e di un intero popolo sportivo. In realtà, dal 2002 al 2015, le maglie da lui indossate (Parma, Blackburn, Norimberga, Bayer Leverkusen ed infine Podbrezová) non furono poi così male, ma in questi casi è l’immaginario comune a fare la differenza.

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DAL TEATRO DEGLI ORRORI ALLE VERE TRAGEDIE – Gresko ha lasciato il calcio pochi giorni fa: la notizia ha rievocato i vecchi spettri di una partita da dimenticare. Spettri, orrori, storie senza un lieto fine, rinascite ed una nuova vita: il teatro si nutre di elementi del genere, un po’ come la vita dell’ex calciatore slovacco. Lui si è dato realmente al teatro, in veste di gestore di programmi, calendari e marketing. Dal teatro degli orrori in salsa romana al “Re Lear”, in fondo, il passo è stato breve. Gresko continua a correre, nonostante sia sempre controvento.

Antonio Casu 

@antoniocasu_

 

 

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