Valorizzare Kovacic come regista. La nuova idea di Mancini è di quelle da fare accaponare la pelle a tutti i tifosi dell’Inter con una memoria a lungo termine dei trascorsi della squadra. La storia dei giocatori impiegati dai nerazzurri in quel ruolo è piena di esempi negativi, e il ragazzo può suo malgrado aggiungersi alla lista.

DA SFORZA A MANICHE – La lista di registi passati all’Inter con grandi aspettative e venduti poi dopo aver deluso è troppo lunga per essere riportata, ma ci sono dei casi impossibili da tralasciare. Tra questi lo svizzero Ciriaco Sforza, centrocampista centrale della stagione ’96-’97 passato alla storia più per la sua maglia usata come pigiama “perché quella di Ronaldo era finita” in una celebre scena di “Tre uomini e una gamba” che per meriti sportivi. Forse più facile da riportare alla mente il portoghese Maniche, fortemente voluto da Mancini nella sessione invernale del 2008 e immediatamente rispedito a Madrid dopo un derby pietosamente passato a cercare di fare il francobollo a Pirlo, in un ruolo evidentemente non suo. Proprio quel Pirlo che, tra l’altro, era stato ceduto ai rossoneri qualche stagione prima senza credere nelle capacità di un regista poi rivelatosi tra i migliori al mondo. Se neanche Andrea ha convinto l’Inter in quel ruolo…

PROBLEMA DI GIOCO – L’esempio di Maniche sembra essere emblematico per la situazione dei registi all’Inter, spesso fuori posto perché impiegati in posizioni che non appartengono al loro stile di gioco abituale. Ecco perché spostare Kovacic in un ruolo a cui non è più abituato potrebbe rischiare di rallentare la crescita calcistica del ragazzo, diminuendo ulteriormente il valore di mercato di un giovane che sembra essere la vittima designata del mercato nerazzurro. Senza considerare poi il fatto che non esiste un reale regista in squadra che possa fare da chioccia al croato, costretto ad adattarsi senza avere riferimenti. Bisogna ricordare che Mateo era regista ad inizio carriera nella Dinamo Zagabria e nei sei mesi targati Strama, ma né Mazzarri né il primo Mancini sembravano convinti della posizione, che sacrifica l’abilità nel dribbling e nella progressione per la visione di gioco in fase d’impostazione, non certo l’arma migliore mostrata in questi primi 30 mesi nerazzurri.

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RIBALTAMENTO – Potremmo dunque essere di fronte ad un cambiamento della storia dell’Inter: da registi adattati a centrocampisti tuttofare ad un centrocampista tuttofare (ri)adattato a regista. Di certo prendere in mano il controllo delle operazioni con compagni di reparto con le peculiarità tecniche di Kondogbia e realisticamente Medel rischia di lasciare Kovacic isolato alle spalle di un tridente di valore ma poco abituato ad impostare (se dovessero arrivare Perisic e Jovetic). La nuova idea di Mancini è una vera e propria scommessa, contro la storia e contro i primi tentativi di far esplodere il giovane Kovacic, ma occhio a non sbagliare. Di registi alla Maniche ne basta uno per tutte le Inter del Mancio.

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